Ogni giorno veniamo bombardati da notizie sul Covid 19 e, su quasi tutti i media italiani, si tratta di informazioni positive, che fanno pensare che il peggio è passato e il virus è ormai alle spalle. Da un paio di settimane, poi, c’è una vera e propria accelerazione per tornare alla normalità: si pensa più alla possibilità di andare al ristorante o fare le vacanze che alle centinaia di morti e migliaia di contagiati che, ancora oggi, purtroppo contiamo.
Da quando è iniziata l’emergenza, è partito anche il quotidiano balletto di dati forniti dalla Protezione Civile, che nel suo bollettino fornisce i numeri del contagio. Per settimane hanno evidenziato il numero degli “attualmente positivi”, che è molto più basso rispetto ai contagiati quotidiani. Il dato degli attualmente positivi è la differenza tra i contagiati di ogni giorno meno i decessi e i guariti. Ecco un esempio per essere più chiari: se le persone che hanno contratto il virus sono 3000, i deceduti 500 e i guariti 1000, gli attualmente positivi sono 1500. In realtà, il numero che deve preoccupare dal punto di vista della diffusione del contagio è 3000 perché riguarda le persone in più che hanno contratto il virus.
Nella corsa quotidiana all’ottimismo, però, è stato sempre enfatizzato il dato più basso, indorando la pillola. Di qui, secondo me, la confusione e la convinzione che siamo vicini alla fine di questo incubo. Prendiamo il comunicato stampa del 24 aprile della Protezione Civile: qui è scritto che 3021 persone rispetto al giorno precedente risultano positive, mentre gli attualmente positivi sono in calo di 321 unità. E’ una notizia positiva, certo, ma il -321 degli attualmente positivi è la differenza tra i 3021 contagiati meno 420 morti e 2922 guariti. E’ importante che ci siano tanti guariti, ma non dobbiamo trascurare che, rispetto al giorno precedente, ci sono 3021 positivi in più.
Ora, negli ultimi 24 giorni il dato dei nuovi contagiati è oscillato tra un picco di 4805 il 4 aprile e un minimo di 2256 del 20 aprile. Il più delle volte, però, il numero dei nuovi positivi è stato superiore a 3000. Si può dire, con questi numeri, che la situazione è alle spalle?
La politica del bicchiere mezzo pieno è stata riportata da buona parte dei quotidiani e dei tg italiani, che da dopo Pasqua si occupano costantemente della ripresa che verrà. Solo pochi, come il Sole 24 Ore, hanno riportato sempre il dato effettivo dei contagi, fotografando la realtà per quella che è. E’ chiaro che dopo un mese e mezzo chiusi in casa tutti hanno voglia di uscire e iniziare a vivere in quella che sarà una nuova normalità, ma il timore è che la corsa alla fase due possa creare un disastro peggiore di quello che è stato. Immaginiamo che i contagi tornino a salire dopo il 4 maggio: cosa farà il governo? Torneremo a chiuderci tutti i casa? E le aziende? In questo caso il colpo per l’economia sarebbe di gran lunga più forte rispetto alla crisi che già stiamo vivendo con un tonfo dei mercati finanziari, blocco delle attività, perdita di posti di lavoro.
L’ottimismo è il sale della vita, ma troppo sale – si sa – fa male alla salute.